POP 70
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Repubblica Palermo

Pop 70, la scoperta della libertà

Sergio Buonadonna

Tre notti di rock di eccessi e di amori, come una Woodstock di casa nostra

Quando Palermo perse i Pink Floyd. Era gennaio del 1970. Joe Napoli, corpulento manager siculo-americano che aveva portato in Europa Chet Baker e Stan Getz, e inventato il primo festival campus a Comblain-la-tour, ce l'aveva quasi fatta. Con un manipolo di collaboratori e l´impegno dell'Azienda di turismo, allora presieduta dall'ex sindaco e senatore democristiano Paolo Bevilacqua, Joe preparava il Festival Palermo Pop 70. Festival che sarà rievocato domani dalla grande mostra fotografica "Dreaming Palermo", al Loft di via Sammuzzo, a cura di Mario Bellone e Valeria Ferrante. L'idea, ambiziosissima, era trasferire Woodstock nel Mediterraneo ma non aveva fatto i conti con l'Italia, con i sotterfugi della politica, le lentezze della burocrazia, il cammino accidentato delle delibere e dei finanziamenti e una logica del "pagherò" ignota allo show-business. Palermo Pop 70 doveva essere memorabile e lo fu, ma il suo creatore lo avrebbe voluto più grande: con i Pink Floyd e i Rolling Stones.
La storia, mai raccontata prima, andò così. I Pink Floyd, freschi di "Umma Gumma" e prossimi ad "Atom Heart Mother", già nel cuore delle platee psichedeliche del pianeta, avevano detto sì ma chiedevano un congruo anticipo per firmare il contratto. Furono giorni frenetici tra Londra e Palermo, ma l´Azienda dormiva. «Joe, devi capire - gli diceva Bevilacqua che il manager con involontario umorismo chiamava "Drinkwater" - per la delibera ci vuole tempo, e poi luglio è lontano». E infatti i Pink Floyd si allontanarono. Definitivamente.
Ma Joe non si arrese e continuò a bussare ai santuari del rock e del progressive. Provò con i Led Zeppelin ma Jimmy Page gli consentì solo di usare la sua immagine per il manifesto. Un bel manifesto. Ce l´aveva quasi fatta con i Rolling Stones. Il più convinto a scendere nel caldo sud era il bassista, Keith Richard, suo amico. Forse si fidò troppo, alla vigilia sfumarono anche loro.
Intendiamoci. Palermo Pop 70, allo stadio della Favorita dal 17 al 19 luglio, fu un trionfo. Ottantamila spettatori, che allora sembrarono una cifra impensabile. Musica e amore, canne e danza sull´erba dello stadio in un´atmosfera da isola di Wight. I ragazzi potevano baciarsi liberamente, abbandonarsi a tenerezze che mai prima, e complice l'oscurità anche a qualcos´altro. Certo il clima era trasgressivo ma Palermo non vi giunse impreparata. La lunga consuetudine con il jazz e l'esplosione del pop-rock negli anni Sessanta che generò centinaia di complessi tre chitarre e batteria, unitamente ad un Sessantotto che aveva liberato intelletto e furori, zazzere e minigonne, facevano sì che l´idea di Joe trovasse terreno fertile e un pubblico sprovincializzato. Mai più Palermo - che già con le Settimane di Nuova Musica e la nascita del Gruppo 63 aveva masticato Stockhausen e Sanguineti e lanciato Sciarrino e Perriera - avrebbe vissuto una stagione così.
La grandezza del palcoscenico nella tribuna centrale proiettava da sola un'immagine internazionale. Il cast fu all'altezza delle attese: Duke Ellington, Aretha Franklin, Brian Auger, Johnny Halliday, Tony Scott, Kenny Clarke, gli Exseption, Arthur Brown, Phil Woods, ma non demeritarono Little Tony, Nino Ferrer, i Ricchi e Poveri (che Joe volle perché il suo amico José Feliciano aveva ripreso "Che sarà", il pezzo forte del gruppo genovese), la grande voce di Rosa Balistreri e Franco Trincale finito in Questura per un "Nixon boia". E ci fu spazio per i palermitani più bravi, i già affermati Enzo Randisi, emozionante vibrafonista alla Milton Jackson, l´eclettico Boris Vitrano e i Moderns, il promettentissimo Clan Free (Ninni Giacobbe, Pino Patti, Piero Pernice, Sandro Genco), gruppo d´avanguardia che ebbe l'onore e l´onere di riempire il vuoto nell´attesa di Aretha Franklin. Improvvisamente infatti Lady Soul non voleva più muoversi dalla sua stanza a La Torre di Mondello. Qualcuno dice che avesse esagerato col whisky e non solo, finché la presero di peso e la portarono allo stadio. Fu l´apoteosi, ma intanto il Clan Free s´era ritagliato la sua serata di gloria.
C'era anche la giovanissima Giusy Romeo - non ancora Giuni Russo - voce fantastica, ma collocata nel primo pomeriggio e forse inadatta a un pubblico di teen ager affezionato ai rockettari palermitani: Renzo Meschis, Marcello Megna, i Burps di Bebo Cammarata, i Megaton, i Daini, i Beat Boys.
Joe Napoli comunque fece il botto. Sornione com´era - al mattino quattro ore di sole a Mondello, la sera Pork and Beans che si portava in scatola da New York e ricotta di Prezzemolo - aveva cucinato per Palermo l´evento della storia, colpo di scena compreso: lo strip-tease di Arthur Brown. Sapeva che gli inviati non aspettavano altro che l'inventore dello "shock-rock" lo tirasse fuori. E così fu al culmine del suo "Fire", il fuoco che brucia l´uomo e lo denuda nelle fiamme dell'inferno. Una musica incalzante, Brown appariva con un elmo infiammato in testa, la faccia dipinta di bianco e di nero a simboleggiare la morte e un grande mantello rosso. I simboli a uno a uno cascavano fino a lasciarlo nudo e spedirlo dritto filato all´Ucciardone. Pubblico in delirio e mini-assedio alla polizia per salvare il precursore di Alice Cooper.
Un´inviata poi diventata famosa e il vostro cronista negarono al processo che Brown fosse mai rimasto nudo. E il giudice finse di crederci scegliendo l´insufficienza di prove e l'invito a non presentarsi mai più in Italia. Cosa del resto avvenuta.
Ne successero di tutti i colori quei giorni e quelle notti: gli Exseption che inseguirono per lo stadio una bella palermitana a scopo non pacifico, il fotografo Sgroi che sorprese in camerino una starlette televisiva in esplicito party con due musicisti di Ellington, ma il clic gli si bloccò (emozione o deontologia?). Notti senza fine tra jam-session e non solo alla Baia del Corallo.
Palermo era in preda a un´eccitazione che qualcuno in alto non dovette approvare se al Festival si cercò di porre fine in fretta. Due edizioni minori nel '71 e '72 ma con un ricordo indelebile dei grandissimi Colosseum, poi più nulla. Il Pop portava grane e niente voti. Accadde quarant'anni fa.

(13 novembre 2009)